Che Natale sarebbe senza musica?

E’ tradizione, le canzoni sono sempre quelle, l’albero viene addobbato e le città si ricoprono di luci. Ecco che cos’è il Natale.
C’è chi si lamenta perché non vede novità, annoiato forse dalle solite canzoni come White Christmas, Winter Wonderland, Silent Night, Have Yourself A Merry Little Christmas, The Christmas Song

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Non si chiama noia, si chiamano evergree! Questa è la musica di Natale, questa è la tradizione che si tramanda nei tempi e che cosa c’è di male?
Queste canzoni compongono il repertorio di base dove numerosi cantanti, con il passare degli anni, hanno deciso di rifugiarsi per poi sperimentare, ed esercitarsi modificando i generi, dal rock al pop e jazz.

In Italia questi “esperimenti” sono stati diversi: ricorderete il “Christmas Album” di Irene Grandi uscito nel 2008, le performance di Pavarotti e i Tre Tenori, prevalentemente con la canzone “White Christmas”.
In America ricordiamo i tentativi di Bing Crosby, Frank Sinatra e Mel Tormé. E allora perché criticare tale scelta? Il risultato ci permette di poter giocare con la memoria collettiva, rivivendola adattata in diversi generi e modi, a seconda delle situazioni e dell’età del pubblico. Per il Natale 2009 è toccato a Bob Dylan affrontare la sua «prima volta»: la sorpresa per i fan è arrivata con Christmas In The Heart con una data d’uscita troppo anticipata (metà ottobre).
Del resto inventarne di nuovi non è poi così tanto semplice!

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